Coronavirus, ecco come e quando è arrivato davvero in Liguria

Tac polmonari, test sierologici sui donatori e modelli predittivi confermano che i primi contagi risalgono a ben prima del cluster di Alassio

Il coronavirus in Liguria circolava già da dicembre: a sostenerlo è Filippo Ansaldi, direttore della task-force Alisa sull’emergenza covid-19, che ha illustrato i risultati di tre studi finalizzati a capire come e quando l’epidemia sia partita nella nostra regione.

Analizzando i dati dei modelli predittivi per misurare la risposta ospedaliera al contagio, effettuando test sierologici sui donatori di sangue partendo dalle donazioni di dicembre, e studiando le tac di pazienti che avevano sintomi del tutto simili (a posteriori) all’infezione dal covid, epidemiologi, radiologi e tecnici sospettano che i primi casi in Liguria risalgano a dicembre.

«Sapere quando il virus è circolato nella nostra regione è una curiosità che tutti abbiamo avuto, anche perché la sensazione che il virus circolasse prima dei casi realmente osservati e notificati ce l’avevamo tutti - ha detto Ansaldi - Nello sviluppare i modelli predittivi l’impatto del coronavirus in termini di risorse del sistema sanitario ci sembrava improbabile che il virus fosse arrivato nel territorio nella seconda metà di febbraio, quando abbiamo osservato i casi ad Alassio o a Spezia o in concomitanza con i primi casi nel cratere di Codogno, dai modelli predittivi emergeva che la circolazione era a già a partire dalla prima metà di gennaio».

Anche le tac dei polmoni di alcuni pazienti hanno confermato questa impressione: «Siamo andati a vedere nelle immagini se le patologie simili covid fossero presenti in pazienti liguri prima dei casi registrati - ha spiegato Ansaldi - e le prime analisi hanno evidenziato che il 27 dicembre una tac fosse piuttosto compatibile con malattia da covid. Avvicinandosi a marzo e ai primi casi, il numero di tac molto probabilmente legate a covid andava aumentando, abbiamo approfondito e abbiamo notato che a dicembre avevamo già 5 tac di classe 5, e dunque probabilmente legate a covid, per poi salire a gennaio con 16 tac riconducibili a covid e arrivare a 42 tac per la classe di sospetto di contagio».

Anche lo studio sui donatori di sangue, sottoposto oltre un mese fa al Comitato Etico, ha fornito dati illuminanti: «Siamo andati a cercare gli anticorpi specifici nei donatori di sangue, partiamo da dicembre e arriveremo sino a giugno esaminando oltre 20mila donatori - ha detto Ansaldi - dopo un contatto con covid-19 nel sistema immunitario si sviluppano le Igm e le Igg,  la crescita di anticorpi è praticamente contemporanea, ma le Igg sono anticorpi più specifici e non si rischiano fasi positivi, che sono un grande problema. Già da una prima analisi sui campioni raccolti nel mese di gennaio, 13 donatori erano positivi alle Igg, ed erano dunque venuti in contatto con il virus».

«La montata anticorpale avviene mediamente dopo 7 giorni - ha proseguito Ansaldi - quindi il contatto si suppone sia avvenuto prima metà di gennaio, e dati recentissimi hanno dimostrato altri campioni positivi a dicembre».

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Sia il modello predettivo per gli ospedali, sia i test sul plasma dei donatori sia l’analisi retrospettiva delle tac polmonari hanno dunque messo in luce che già a dicembre il coronavirus fosse in circolazione in Liguria: lo studio proseguirà nei prossimi giorni per accertare l’esatta evoluzione della curva».

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