Coronavirus, bambini a casa o bambini fuori? La psicologa: «Il benessere dipende dai genitori»

Il dibattito sulla necessità dei più piccoli della cosiddetta "ora d'aria" infuria ormai da due giorni. Ne abbiamo discusso con un'esperta di infanzia

Bambini a casa, lontani dal rischio contagio, o bambini fuori, per prendere una boccata d’aria e allontanarsi da muri che possono diventare soffocanti: il dibattito in tempi di coronavirus si è fatto accesissimo nelle ultime 48 ore, dopo la circolare con cui il Ministero dell’Interno ha confermato che sì, si può uscire con i bambini, ma un genitore per volta e intorno al palazzo, e le polemiche sorte in seguito da parte di chi pensa che sia sbagliato specificare, perché potrebbe diventare un legittimare all’uscita.

Sulla questione è intervenuto anche il premier Conte, che ha chiarito che «non abbiamo autorizzato addetto l’ora di passeggio con i bambini. Abbiamo solo detto che se ci sono dei minori e il genitore va a fare la spesa, si può consentire l’accompagno di un bambino, ma non deve essere occasione di andare a spasso e avere allentamento di misure restrittive».

Sul supermercato, il sindaco di Genova Marco Bucci è stato ancora più categorico: «Non portate i bambini al supermercato», ha detto mercoledì sera. E se da un lato ci sono i genitori che si dicono soddisfatti del chiarimento, e promettono di interpretarlo con senso di responsabilità, dall’altro ci sono i genitori che non sono d’accordo, e intimano di «restare a casa, per la salute dei bambini e degli altri». Nel mezzo parecchio dibattito, e persone che tentato di trovare una risposta definitiva. Che a oggi, però, non c’è.

«Per una legge è molto difficile riuscire a disciplinare e chiarire tutte le situazioni, e anche per le persone - conferma la psicologa e psicoterapeuta Elisa Brandinelli associata al consultorio di via Ippolito d'Aste  - Rimanere a casa è difficile per tutti, si vede anche dal fatto che ciò che facevamo quotidianamente stiamo cercando di riprodurlo online, con corsi di danza, yoga, aperitivi e cene in videochiamata. E in certi casi si tende sicuramente ad appellarsi alla salute dei figli per cercare di gestire l’esigenza di uscire di casa e la paura di restare fermi, un’attitudine che non appartiene agli essere umani».

Uscire con i bambini, spiega la psicologa, a volte serve anche a sfuggire a un contatto obbligato non solo con se stessi, ma anche con i figli stessi. Che risentono, come in tutti gli aspetti della vita, del comportamento e delle emozioni dei genitori: « Tutto dipende da come i genitori vivono le cose, a seconda di come il genitore vive la situazione può trasmettere ai figli un modo di stare piuttosto che un altro - conferma Brandinelli - Stare a casa due mesi non rientra sicuramente in un trauma, a meno di condizioni particolari».

Le difficoltà di stare chiusi in quattro mura per settimane, però, sono innegabili. Per gli adulti e per i bambini, abituati ad avere sempre qualcosa da fare, ad avere stimoli continui e una giornata programmata da qualcuno, che si tratti della mamma o delle maestre: «Ci sono genitori che gestiscono con difficoltà la situazione perché sono i primi a soffrirne molto - prosegue la psicologa - e ci sono genitori  che si armano di pazienza e tolleranza, e coinvolgono i bambini in attività, magari fare ginnastica, cucinare insieme. Si può riscoprire una dimensione familiare che nella fretta si perde».

Devi disattivare ad-block per riprodurre il video.
Play
Replay
Play Replay Pausa
Disattiva audio Disattiva audio Disattiva audio Attiva audio
Indietro di 10 secondi
Avanti di 10 secondi
Spot
Attiva schermo intero Disattiva schermo intero
Skip
Il video non può essere riprodotto: riprova più tardi.
Attendi solo un istante...
Forse potrebbe interessarti...

Alla domanda sulla necessità di portare fuori i bambini per “l’ora d’aria”, la risposta non è quindi univoca. Ma sicuramente dipende dagli adulti: «Se un genitore è tranquillo e cerca di tollerare la fatica si può stare anche a casa - conclude Brandinelloi - Certo, l’adulto ha bisogno di stare con gli adulti, e il bambino ha bisogno di stare con bambini, e stare fuori fa bene a tutti, il sole, l’aria fresca. Ma è una situazione straordinaria, di emergenza, e poi ci ritroveremo: si può stare a casa, magari spiegando ai bambini che si tratta appunto di una situazione straordinaria che ha una fine, e aiutandoli ad adattare questa situazione nel loro mondo».

In Evidenza

Potrebbe interessarti

I più letti della settimana

  • Passano la notte insieme in albergo, al mattino sul conto di lei mancano 750 euro

  • Tragico schianto in via Merano, muore scooterista

  • Malore fatale in strada, tragedia a Santa Margherita Ligure

  • Meteo: la perturbazione cambia traiettoria, modificati gli orari dell'allerta

  • A settembre su Sky la serie con Paola Cortellesi, ambientata a Genova

  • Ritrovato dopo otto anni un giovane scomparso da Roma

Torna su
GenovaToday è in caricamento