«Le donne hanno in testa la lacca», ancora polemica sul cartellone sessista

Il maxi manifesto di un prodotto per capelli è comparso la scorsa settimana a Sampierdarena e ha sollevato parecchie proteste. Tanto che la questione è arrivata anche in consiglio comunale

Dopo Pandora (che aveva invitato a scegliere tra “un ferro da stiro, un pigiama, un grembiule e un bracciale” il regalo preferito per una donna) anche la Cielo Alto, azienda specializzata in prodotti per capelli, scivola sulla pubblicità sessista. Nello specifico, su un cartellone comparso nei giorni scorsi in via Reti, a Sampierdarena.

Protagonista del maxi manifesto, una giovane donna dalla bionda capigliatura cotonata che posa vicino a un flacone di lacca: «Le donne hanno in testa una cosa sola - è lo slogan - La lacca del parrucchiere». Un messaggio da molti interpretato nel migliore dei casi come superficiale, nel peggiore sessista, che ha alimentato le polemiche sui social network a colpi di condivisioni e commenti e che alla fine è approdato anche a Palazzo Tursi, nel corso dell’ultima seduta del consiglio comunale. 

A sollevare la questione è stato il consigliere Gianni Crivello (tra i primi a puntare il dito contro la pubblicità era stata l’ex collega alla Legalità durante la giunta Doria, Elena Fiorini), che ha approfittato di un’interrogazione per chiedere che il Comune prendesse le distanze dal cartellone: «Siamo dinnanzi a un messaggio pubblicitario diverso rispetto a quello di cui si è discusso qualche settimana fa, che andava contro a una legge dello Stato - ha esordito Crivello riferendosi al manifesto di ProVita contro l’aborto comparso in corso Buenos Aires - però siamo davanti a un cartellone che svilisce ancora una volta il ruolo della donna. Qualcuno dirà che ci sono altre priorità, e non c’è dubbio, ma non è escluso che si possa lanciare un messaggio condiviso in una città moderna e civile, che non accetta che si possa affiggere sui propri muri tutti i messaggi che si vuole».

«Partiamo dal presupposto che la strumentalizzazione del corpo della donna è una piaga diffusa e un atteggiamento condannato da questa amministrazione - è stata la replica dell’assessore allo Sviluppo Economico, Pietro Piciocchi - ma il Comune, consultato anche Civica Avvocatura, non può entrare nel merito del messaggio pubblicitario e di come è stato formulato se non in caso di discriminazione, lesione del buon gusto o di incitazione all’odio e alla violenza. Nel caso di specie non riteniamo vi sia una violazione dei limiti tale da richiedere l’intervento del Comune con la rimozione del cartellone, che potrebbe anzi esporre il Comune a una richiesta di risarcimento danni. Questa pubblicità ha suscitato reazioni diverse nella città, io stesso ho ricevuto lettere da parte di donne che la condannavano e da parte di altre che invece non l’hanno trovata lesiva. L’assenza di una condanna unanime dimostra che un intervento drastico e sanzionatorio del Comune sarebbe fuori luogo e lesivo del principio di libera manifestazione del pensiero. Detto questo, sono d’accordo con la necessità di prevenire episodi di questo genere, perché rimuovere dopo è molto difficile: mi assumo l’impegno di raccomandare agli uffici una maggiore attenzione su questi temi».

In Rete, intanto, è partito l’appello a segnalare la pubblicità all’Istituto dell'autodisciplina pubblicitaria: a lanciarlo è stata proprio Elena Fiorini, professione avvocato, che ha invitato a denunciare l’episodio scrivendo al Garante , «che già in passato ha fatto ritirare campagne considerate lesive e irrispettose della dignità. Il Comune avrebbe potuto vietarne l’affissione, sulla base dell’art.10, c.2 del Piano generale degli Impianti pubblicitari - ha scritto Fiorini su Facebook - Ha evidentemente ritenuto che non fosse lesivo della dignità della donna né del buon gusto e nemmeno un filino discriminatorio».

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